Ci sono poche certezze nella vita e una di queste sono i libri di Fabio Volo. Quando si comprano i suoi libri si sa esattamente cosa si troverà all'interno, per questo vende innumerevoli copia ed è tradotto nelle principali lingue straniere: non perchè sia alta letteratura (questo lo sappiamo da sempre), me perchè risponde a delle aspettative, così come i suoi programmi (in radio o in televisione) o i suoi film.
Peccato che "Le prime luci del mattino", fresco di stampa per Mondadori al "modico" prezzo di 19 euro, non rispetti nessuno degli accordi tacitamente stipulati con il pubblico.
Anche i romanzi precedenti abbondavano di luoghi comuni, ma non in modo piatto e freddo come questo. Se fosse un libro scritto bene si potrebbe definirlo un puro esercizio di stile, ma sicocme non lo è non saprei come altro inquadrarlo se non come un accostamento mal riuscito e poco curato di una sfilza di banalità che nemmeno il lettore più affezionato potrebbe tentare di giustificare o rendere piacevole. Quello che si trovava nelle pubblicazioni antecedenti erano realtà semplici, quotidiane, snza alcuna pretesa di originalità, ma in cui tutti (o quasi) potevano riconoscersi, qualcosa per cui sorridere o ridere addirittura, qualcosa con un'anima anche se un po' bruttino. Questa volta non traspare nulla dell'ironia e della simpatia dell'autore.
Non credo che sia nemmeno definibile come romanzo: non c'è una storia, non c'è un solo punto che spinga a continuare a voltare le pagine per raggiungere l'ultima se non, forse, la speranza, sempre più flebile nel corso della lettura, che ci sia una svolta, che il libro migliori e si riveli un buon investimento di quei 19 euro. Al contrario, la banalità e la scontatezza imperlate in questo modo tendono a divenire realmente fastidiose, così come il continuo saltellare avanti e indietro tra pagine di un diario scritto chissà quando (da chi ci viene rivelato subito) e una prima persona narrante che parla al presente (sì, ma quale presente? Dov'è l'Italia che stiamo vivendo? Dove sono i problemi che l'autore conosce perfettamente ed è solito affrontare anche e soprattutto dal punto di vista politico?) invogliano molto a chiudere il libro e rimanere a godersi la copertina che, a dispetto del contenuto, non è malvagia.
Non è un romanzo: non c'è alcun inquadramento temporale, nè spaziale. La non-storia potrebbe avere luogo in qualsiasi tempo e in qualsiasi luogo, ma questo, purtroppo, non è un pregio. Ci vuole una connotazione, anche minima, ma non si può lasciare tutto a galleggiare in un etere irreale che dubito esista anche nella fantasia dello stesso autore. I romanzi riusciti, i personaggi che amiamo, i luoghi in cui andiamo dopo aver letto un libro o che riconosciamo tra le righe perchè ci siamo già stati qui latitano. Non c'è nulla a cui aggrapparsi per affezionarsi, come d'altra parte non c'è sentimento in nessun luogo del libro, nemmeno in una parola, nulla. Viene quasi il dubbio che Fabio Volo sia stato costretto a scriverlo contro la propria volontà, o che non l'abbia mai riletto, o che non fosse che lo scheletro per una storia ancora da costruire, quell'abstract che, forse, non andrebbe nemmeno presentato all'editore per quanto scarno. È un passaggio, certo, ma deve essere fatto evolvere. Fosse un'opera prima non sarebbe stato pubblicato. Fosse di qualcuno il cui nome non assicura una vendita di almeno 10000 copie in un battere di ciglia non sarebbe stato pubblicato.
E poi l'errore fondamentale: un uomo non dovrebbe scrivere in prima persona recitando la parte di un personaggio femminile. Forse nemmeno dopo uno studio approfondito, figuriamoci senza nemmeno aver mai ascoltato i discorsi, le paure o i racconti di un'amica sincera senza nel frattempo essersi costruiti la propria versione della storia, supposizione che nasce dalla lettura di queste pagine. Si sente che l'autore non si riconosce minimamente nella sua protagonista. Forse è stato troppo impegnato a raffazzonare commenti sulle donne per mettere insieme queste 244 pagine per provare a dare un alito di vita a questa donna che per un po' si comporta come una donna matura e navigata e per un po' come una liceale. Il vero problema è che nemmeno i personaggi secondari sono caratterizzati: dall'amica, al marito, alla "sorpresa" finale che, comunque, si intuisce abbastanza precocemente, e, soprattutto, all'amante non c'è nessuno che rimarrà in mente. Fantasmi. Senza nemmeno delle catene da far cigolare.
Fino a pagina 89 un mortorio tale da domandarsi perchè si sia dato la briga di scriverlo, poi una serie di sbrodolate sul sesso con meno stile del solito. Forse sarebbe il caso di rivedere le proprie priorità e tornare a concentrarsi sulla realtà.
Xoxo

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